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Mi preparo ad incontrare il Ricco Bastardo...

Gli avrei fatto il culo. E poi gli avrei procurato una ferita non immediatamente mortale, secondo le mie pur limitate conoscenze di anatomia, che per quanto sommarie, mi avevano sempre consigliato bene, permettendomi di fare lavori puliti, con la giusta dose di crudeltà.
la giusta dose di crudeltà
Quella di oggi presupponeva una crudeltà massima, in quanto il soggetto era pesantemente colpevole di atti contro la popolazione comune. Aveva sulla coscienza centinaia di persone per averle condannate ad una vita da schifo; e l'aveva fatto senza per altro macchiarsi di sangue e sporcarsi le mani come lealmente facevo io, ma solo apponendo qualche firma sotto interminabili dossier di accordi commerciali che nessuno avrebbe mai letto; documenti siglati in una delle camere ai piani alti dei Palazzi di via CabalCo, piani talmente inarrivabili, che si conficcavano fino al firmamento offrendo la vista dell'intera volta celeste, di cui tutti ormai ci eravamo dimenticati.
la vista dell'intera volta celeste, di cui tutti ci eravamo dimenticati
Quel figlio di puttana, come se nulla fosse, e senza che un alito di sudore gli bagnasse la fronte, aveva dato il suo benestare su qualcosa che avrebbe peggiorato la vita di ignari cittadini già miserabili, solo colpevoli di delitti comuni, ma che vivevano una vita ormai ripiegata su stessa e senza senso, se non quello di un meccanico deambulare delle membra ed un vuoto pneumatico che permetteva loro di respirare; eppure anche quell'umanità lì, nel suo andirivieni di carne umana, poteva giustamente pretendere di sventolare una bandiera di dignità.
atti di una vigliaccheria che avrebbe fatto vomitare qualsiasi divinità
Quelli di questo bastardo, non erano solo atti che avevano avuto una risultanza concreta, per me erano qualcosa di più: un affronto alla morale; e la cosa mi stava più a cuore dei soldi e del sangue che andavo seminando sotto pagamento.
Atti di una vigliaccheria che avrebbe fatto vomitare qualsiasi divinità adorata da un cittadino qualunque, mentre l'intero pantheon di messaggeri e cherubini, dettagliatamente descritti con ali di fuoco e congegni meccanici per la comunicazione a distanza, quella sera si stavano riunendo virtualmente in me.
La vanità della mia missione era seconda solo alla statura morale del gesto che avrei compiuto in quel momento; un grado etico così alto, che, neanche a dirlo, mi impediva di rendere pubblico il servigio che stavo per rendere all'entità metafisica dell'Universo, un gesto che sarebbe umilmente passato per la bocca delle persone come un regolamento di conti all'interno di quella zona grigia che si frapponeva tra la burocrazia dei Palazzi ed il malaffare dei bassifondi.
Non mi rimaneva perciò che rinunciare alla vanità, e nutrire ancora di più il mio ego, sorridendo quando gli altri mi avrebbero deriso vedendomi nel mio cappotto malandato, e con lo sguardo di uno che non è in sé per l'abuso di qualche sostanza, non sospettando nemmeno che l'unica sostanza di cui mi facevo continuamente era la vendetta. Quella fiera e leale di un uomo anonimo che non cerca la fama, e mira solo alla ripulitura del marciume morale in circolazione.
Qualcuno mi stava dicendo qualcosa a proposito del temporale, ma le sue parole sfumano improvvisamente perché guardo al di là del marciapiede e lo vedo arrivare, era proprio lui, lui in persona, non l'avevo mai visto e non immaginavo che mi facesse così schifo.




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