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Il monumento alla "Grande Minaccia"

"Nella nostra ossessione per gli antagonismi del momento, spesso dimentichiamo ciò che unisce tutti i membri dell'umanità. Perciò abbiamo bisogno di qualche minaccia esterna, universale, per farci rendere conto di questo legame comune. Occasionalmente penso a quanto le nostre differenze in tutto il mondo scomparirebbero, se dovessimo fronteggiare una minaccia esterna a questo mondo"
(Ronald Reagan, discorso alla 42esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 21 settembre 1987)



In piazza 911 il riflesso del marmo nero assorbiva la luce di Horus che lo vegliava costantemente con il suo occhio. Ce n'era uno in ogni città civilizzata, e stava lì a ricordare la Grande Minaccia. Le generazioni si succedevano, ma il ricordo di quel grande pericolo sventato continuava a rimanere vivo. Se l'umanità aveva potuto avere una seconda chance, lo si doveva al sacrificio ed alla dedizione di uomini che si erano immolati e avevano prestato la loro opera d'ingegno per sventare la più grande minaccia conosciuta dal genere umano.
Il marmo nero si tuffava letteralmente verso il cielo da cui era arrivata la minaccia, ed era una materia plastica che attorcigliava le sue lunghe colonne ondulate in un movimento stupendo e drammatico. Alla base, figure di uomini che sostenevano la struttura sul dorso, e uomini che cadevano come in un sonno improvviso. Ogni giorno, alle 11:09, ora dell'attacco, l'ombra del monumento disegnava una enorme V sul pavimento lucidato della piazza; ogni giorno a quell'ora era come se si commemorasse l'ora in cui la campana suonò per il genere umano, ma da quel pericolo nacque una vittoria senza precedenti, un'unità politica e militare mai viste, l'ora in cui tutto poteva finire, si tramutò in una nuova alba per la specie umana, uno splendido inizio di pacificazione tra i popoli.
Più di qualcuno aveva detto che per avere una società veramente unita, bisogna avere un nemico comune. Il concetto stesso di società presuppone almeno un nemico giurato di quella società. Ebbene, noi avevamo avuto il nemico più terrificante che potevamo immaginare, così terrificante da non credere che fosse opera di Dio. Eravamo stati attaccati, ma avevamo vinto. Anche una tecnologia vecchia di più di quarant'anni era riuscita ad avere la meglio, e non era stato il caso o la fortuna, ma era stato il volere e l'abnegazione degli uomini. Ogni libero cittadino, guardando da lontano il monumento, si sarebbe ricordato di quali miracoli terreni sia capace l'uomo, e tutto questo era rimasto nei libri di storia, nella cultura delle storie raccontate dai nonni che avevano visto coi loro occhi, una perpetua memoria che doveva rendere fiero ognuno di noi di appartenere alla razza umana.
La memoria aveva un'altra fondamentale finalità, quella di indicare a chiunque venisse al mondo che poteva capitare di nuovo e che solo la coesione sociale sarebbe stata capace di allontanare questo spettro. L'unità che si rinnovava ogni giorno, come un mantra, un rituale religioso fatto della carne e del sangue degli uomini che erano caduti.
Un solo Governo, un solo Stato, la Benedizione degli Dei.



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